Bicchiere mezzo pieno
L’Italia ha sorpassato la Francia per quanto riguarda la produzione vinicola. Non è una novità assoluta, è già accaduto in passato e l’altalena è dovuta in buona parte ai diversi andamenti climatici (fra Bordeaux e Brindisi ci sono 1.600 chilometri, oltre che mari e montagne). La notizia è fornita dalla Coldiretti, associazione agricola con uno storico entusiasmo per i dati quantitativi che dalla vendemmia 2012 ha estratto il dato del sorpasso in ettolitri.
11 AGO 20

L’Italia ha sorpassato la Francia per quanto riguarda la produzione vinicola. Non è una novità assoluta, è già accaduto in passato e l’altalena è dovuta in buona parte ai diversi andamenti climatici (fra Bordeaux e Brindisi ci sono 1.600 chilometri, oltre che mari e montagne). La notizia è fornita dalla Coldiretti, associazione agricola con uno storico entusiasmo per i dati quantitativi che dalla vendemmia 2012 ha estratto il dato del sorpasso in ettolitri. Avremmo preferito leggere di un sorpasso conteggiato in euri: a eccitarsi col dato parziale del volume anziché con quello più completo del fatturato si rischia di fare la figura di chi dicesse che la Fiat va meglio della Volkswagen siccome si vendono più Panda che Porsche. Comunque bisogna sapersi accontentare del bicchiere mezzo pieno, specie se la tendenza sembra procedere non verso lo svuotamento bensì verso il riempimento del medesimo.
Con i consumi interni fra l’incudine della crisi economica e il martello del semiproibizionismo da etilometro e salutismo, per vendere tutti questi benedetti ettolitri il metodo è uno solo: esportazione. Ed è un metodo che funziona benino per l’intero comparto e più che benino per il sottocomparto spumante che comprende le bottiglie che i bevitori effeminati chiamano “bollicine”. Cresce ancora il prosecco, seppure sul cruciale mercato tedesco cominci a dare i primi segni di cedimento, ed è un campanello d’allarme: presto verrà al pettine il nodo della sovraproduzione dovuta alla sconsiderata, suicidaria proliferazione di vigne in aree veneto-friulane non vocate.
Cresce ancora il franciacorta, mediamente più fresco, più piacevole e più sano dello champagne col quale è in competizione diretta. C’è un’altra differenza: le migliori etichette bresciane si stappano con 20/30 euri mentre per bere champagne di analogo (alto) livello bisogna spendere quando va bene il triplo e quando va male meglio non dire. Crescono anche, fuori dalla tipologia spumante, alcuni vini fermi autoctoni, dimostrando che la tipicità paga e che il consumatore avvertito è stanco dei soliti, ubiqui cabernet-chardonnay-merlot. Su questo il sorpasso della vendemmia 2012 non c’entra proprio nulla: il primato della ricchezza ampelografica, garantito dal gran numero di varietà di viti, l’Italia lo detiene da alcune migliaia di anni.